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Facebook? Il bar Sport. Twitter? La piazza del Municipio!

I Social Network altro non sono che luoghi virtuali all’interno del quale si sviluppano dinamiche specifiche che possono essere ricondotti al reale. Proviamo a ragionarci su in maniera simpatica e immaginiamoci i principali social media come se fossero immersi in un’unica grande città.  A quale elemento urbano corrisponderebbero?

Facebook sarebbe sicuramente in centro, più precisamente uno di quei bar deliziosamente anni ’80-’90, quei locali a metà tra la caffetteria, la tabaccheria e la bisca. Un posto dove si conoscono tutti da anni, dove ci si lamenta del maltempo, del governo, della moglie infedele e del marito che guarda le passanti procaci.  Un posto dove il calcio è religione, le auto sono un mito e le avventure vengono ingigantite a livelli di mitologia

Twitter sarebbe la piazza principale, quella che ospita il Municipio, quella piazza nella quale si ritrovano la domenica mattina i signori bene della città, vestiti di tutto punto. La piazza dalla quale vengono lanciate iniziative culturali, comizi politici e sagre della porchetta durante i Mondiali di calcio.  La piazza dove i ragazzini si mettono in mostra per far ridere le signorine, quel luogo dal quale lanciare appelli sperando che qualcuno li raccolga.

Instagram occuperebbe chiaramente la via dei negozi, tra boutique di lusso, ristoranti alla moda e centri benessere per animali rari. La via più colorata della città, quella dove andare a “fare le vasche” appena ci si vuole distrarre un po’. La via che va dal mercato della frutta  dove trovare il presidio a km0 sino alla palestra ipertecnologica dove ballare in compagnia della stellina della squadra di calcio locale.

E quella zona dove stanno recuperando i capannoni industriali per trasformarli in meravigliosi loft? Nel quartiere GooglePlus, ovviamente. Un quartiere che da popolare si sta trasformando in un quadrilatero chic, dove convivono nerd smanettoni con manager d’azienda; dove ci si diverte con le gif animate e dove, sotto sotto, sono affiliati tutti al partito che governa nell’ombra da anni, Google.

La grigia zona degli uffici la ribattezzeremo Linkedin, trafficatissima di giorno e deserta dopo le 19, piena di colletti bianch, donne manager dal tacco 12 che fanno aperitivo parlando della situazione finanziaria del Giappone e con qualche neolaureato in piena disperazione da Cv vuoto ma pronto a mettere a disposizione le proprie skills per ultimare delle task.

Non mi sono dimenticato Pinterest, no. Già me lo vedo occupare quell’angolo di centro storico dove gli artigiani e le tradizioni millenarie la fanno da padrone, dove il prodotto tipico regna sovrano a fianco dei souvenir. Il quartiere di artisti, fotografi, stilisti, graffitari, poeti in disuso e artiste del merletto.