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Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha acquistato per 19 miliardi di dollari WhatsApp.
Ha messo sul tavolo l’equivalente di 12 miliardi di azioni di Facebook e staccato un assegno da 4 miliardi di dollari (gli altri 3 miliardi sono costituiti da azioni vincolate per i dipendenti e i fondatori di WhatsApp). Un bel gruzzolo, soprattutto se confrontato a quello speso sempre da Mark nel 2012 per comprare Instagram (poco meno di un miliardo di $).


Fatto sta che adesso la società di Palo Alto, che ha più di un miliardo di utenti attivi, può contare anche su un network di utilizzatori esclusivamente “mobile” da 450 milioni di utilizzatori mensili che cresce al ritmo di un milione di nuovi iscritti al giorno. Sì, al giorno.



Ma quali sono i motivi che hanno spinto Facebook a un investimento così spaventoso?

Fino ad oggi WhatsApp non ha fatto guadagnare ai suoi creatori/fondatori, Brian Acton e Jan Koum praticamente nulla. E allora perché Facebook ha deciso di staccare un assegno pazzesco pur di farla cosa sua?

Proviamo a capirlo, ragionando su tre punti chiave.

1 – Facebook vuole accaparrarsi più mercato.
Anche in Facebook è presente una applicazione di messaggistica istantanea. Diversa da quella di WhatsApp, certo: devi aver aperto l’applicazione, essere “su Facebook” e poi la usi a meno che un tuo amico non ti blocchi o un “non tuo amico” abbia deciso di non usarla… Poco immediato… E poco diffuso. Guardando i reali utilizzi mensili del servizio (non il numero di download o iscrizioni), il Messenger di Facebook è usato dall’11% degli americani (è al top tra i sistemi di messaggistica) contro il 7% di WhatsApp. Nel resto del mondo, però, la situazione è diversa. Moltissimo diversa da quanto emerge dalla tabella sottostante.

2 – Necessità di innovare a tutti i costi (non importa dove né come).
Alcuni analisti hanno sancito che l’acquisizione sia una scelta non tanto economica (alla faccia, 19 miliardi di dollari…) quanto dettata da una ragione quasi speculativa: Facebook ora è quotata in borsa. Agli investitori non piace se ti quoti e poi non fai investimenti per far crescere la tua società. E soprattutto se non punti sull’innovazione.

3 – Far concorrenza a Google nella capacità di profilare gli utenti 
A noi è la riflessione che piace di più. Vediamo di comprenderla, spiegando qualche semplice tecnicismo. Quando mandi un messaggio con WhatsApp a un tuo amico, per esempio “Stasera mangiamo una pizza con la bufala da Gino?”, lui lo riceve: ma tra spedizione e consegna succede qualcosa di importante. I server di WhatsApp elaborano le informazioni. Quali? A che ora hai mandato il messaggio. Chi sei tu e chi è il tuo amico (almeno come utenza di WhatsApp stesso). Quale modello di telefono state usando. Dove vi trovate. Dove avete intenzione di andare. Dove sarete a cena la sera. A te piace la pizza. Vi pare poco? Non lo è. Quando sarai nella zona della pizzeria (e il tuo smartphone lo sa, ha il gps), vedrai pubblicità magari del cinema di quella zona. Ci sta bene dopo la pizza, no?



scritto da on News

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Scopriamo Open Bazaar che, lanciato a inizio settembre in una versione beta 1.0, è ora passato alla versione 2.0.

Ma cosa è esattamente?
Un marketplace, una piattaforma di ecommerce, come potrebbe essere eBay, ma decentralizzata in una rete p2p, come BitTorrent. In questo modo le persone interagiscono direttamente fra loro, senza intermediari, senza commissioni da pagare ad altri soggetti, come eBay o Amazon, e nemmeno a carte di credito e PayPal, dal momento che si usano i bitcoin.

Open Bazaar – rilasciato nella sua versione 2.0 per Linux e OSX – è ancora limitato nelle sue funzioni, al punto che gli sviluppatori avvisano: “allo stato attuale la partecipazione non è per tutti e non è priva di rischi. La beta è per testarlo, e i beta tester sono graditi, ma una nuova versione verrà rilasciata ogni mese fino ad arrivare a una piattaforma stabile e usabile”.

Creare un mercato online p2p e anonimo è impresa ardua: ecco perché i creatori hanno pensato all’inserimento di alcune funzionalità atte a costruire la fiducia tra i membri della rete:
- Inserimento account a firma multipla (multisig)
Quando un acquirente e un venditore si mettono d’accordo su un prezzo, il software crea un contratto con le loro firme digitali e lo manda a una terza parte, una sorta di notaio. A quel punto si crea un account bitcoin a firma multipla che richiede almeno due delle tre parti per essere sbloccato. Se tutto fila liscio, cioè il venditore spedisce la merce e il compratore la riceve ed è soddisfatto, firmano, si sbloccano i soldi e la transazione va in porto. Se sorge una disputa, si chiama in causa un arbitro, un altro membro della rete, che decide il da farsi. Gli arbitri sono pagati per i loro servizi, ma solo se c’è un contenzioso per cui la maggior parte del commercio sarà senza commissioni.
- Garanzie reputazionali (Reputation Pledges), un modo per far capire che un utente intende investire sulla sua identità online e non è un truffatore pronto a cambiarla in continuazione. Per farlo, distrugge una certa quantità di bitcoin, un’operazione che non è conveniente per uno scammer.

La creazione di un mercato decentralizzato deve affrontare molte sfide”, aggiunge Hoffman, capo progetto. “La più importante è quella sull’identità e la fiducia. Quindi dobbiamo trovare dei modi per creare un modo si scambiarsi beni che sia al tempo stesso anonimo e affidabile”.

Open Bazaar – che vuole essere il figlio naturale di eBay e BitTorrent – è basato su tre pilastri tecnologici: il modello p2p, bitcoin e l’anonimato procurato dalla rete Tor. Tutte tecnologie che esistono da anni, ma il problema era mettere insieme i pezzi, in un processo scorrevole e facile per un utente medio.



scritto da on Advertising, News

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Il futuro è vicino: la pubblicità con Atlas riconoscerà gli interessi degli utenti, anche offline.
È passato più di un anno da quando, nel febbraio 2013, Facebook aveva acquistato da Microsoft la piattaforma pubblicitaria Atlas. In questi mesi, il team del social network è riuscito a stravolgerla e ricostruirla da zero, annunciandola in questi giorni come la nuova piattaforma pubblicitaria che stravolgerà il mondo dell’adv online.

Atlas e il “people based marketing”
Basandosi sul principio che i cookies sono ormai morti, perché non funzionano sul mobile e non possono tracciare con esattezza il percorso di un utente, Atlas si posizionerà come l’unico strumento valido per seguire gli utenti sui vari device e capire, ad esempio, se guardando la pubblicità sul telefonino, l’acquisto venga portato a termine su desktop, e viceversa. Una piattaforma ross – device o, meglio, “People based marketing”, che, secondo Facebook, riuscirà in futuro anche a integrarsi con gli acquisti e i comportamenti offline.

Facebook VS Google
Una nuova battaglia contro Google? Sembra proprio di sì. Con Atlas, infatti, Facebook entra ufficialmente nel mondo del digital advertising esterno al social network, portando con sé quell’expertise che da sempre contraddistingue le campagne proposte da Zuckerberg.
Gli inserzionisti saranno infatti guidati nella pianificazione e targettizzazione e, ovviamente, nell’analisi delle campagne. Sì, un po’ quello che ha sempre fatto anche Google Adsense, con la differenza che Atlas sarà in grado di tracciare davvero il comportamento degli utenti, incrociando i dati del più grande database mondiale profilato per abitudini e interessi di persone reali: Facebook.

 

 



scritto da on Web Marketing

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Ti è mai capitato di dover scegliere tra DEM o social media?
Tra creare un blog o fare una campagna di Pay Per Click?
…E se la giusta soluzione per massimizzare la redditività delle tue campagne online fosse la Multicanalità?

Oggi il pubblico è sempre più frammentato su un gran numero di piattaforme e di canali e raggiungerlo significa cercarlo in giro per la rete e farsi trovare ovunque gli utenti stiano navigando. Questo significa principalmente essere presenti su un gran numero di canali e sfruttare tutti gli strumenti, prima ancora che investire budget sparando nel mucchio.

Non basta più scegliere un unico mezzo:

  • Le azioni marketing non possono più essere scollegate tra loro
  • I canali online e offline devono essere utilizzati in simultanea e con azioni sinergiche
  • L’e-mail marketing è ancora il collante

Perché l’e-mail marketing?
L’email marketing ha ancora oggi tutte le caratteristiche per essere protagonista di un marketing multicanale (dai social alle DEM, dal blog ai media tradizionali) che può davvero ottenere enormi risultati che prescindano dal budget e derivino principalmente dalla strategia e dal mix tra strumenti, canali e azioni.

Intercettare i potenziali clienti sfruttando diversi canali.
Il Web Marketing Multicanale è diventato sempre più una necessità, perché è il consumatore stesso ad esser diventato multicanale. 
Questa integrazione di strumenti consente di promuovere un’azione di marketing su più mezzi di comunicazione in modo coordinato e univoco. L’obiettivo è quello di creare un’esperienza univoca declinata su più media, reiterando il medesimo messaggio, che raggiunge il potenziale cliente in momenti diversi della sua giornata.

Quali sono i benefici del Web Marketing Multicanale?
Aumenta l’interazione con il cliente

  • Influisce sulla predisposizione all’acquisto
  • Aumenta le occasioni d’acquisto
  • Favorisce cross e up-selling
  • Aumenta la brand awareness, ovvero la notorietà e riconoscibilità del marchio
  • Influisce sulla brand image (ovvero sull’immagine aziendale) lavorando sulla coerenza

Pianificare per battere la concorrenza
Aspetto fondamentale del Web Marketing Multicanale è la  pianificazione di azioni strutturate, concatenate, consequenziali e complementari, per i seguenti motivi:

  • La pianificazione aiuta a focalizzare sull’obiettivo finale, non sugli step intermedi
  • Andando dritti verso l’obiettivo, come quando si scaglia una freccia verso un bersaglio
  • Mirare è la strategia. Colpire il bersaglio è la tattica

Perché non c’è nulla di peggio di una grande spinta nella direzione sbagliata…

Ideare azioni sinergiche
Creare il giusto mix di azioni che siano in sinergia fra loro AMPLIFICANDO i risultati:

  • aumentare i ritorni sugli investimenti
  • rendere più efficace e proficuo il lavoro di venditori e rivenditori
  • fidelizzare il cliente
  • incrementare il valore del cliente acquisito attraverso il cross selling e l’up selling
  • ampliare il numero di potenziali clienti

 

Vuoi saperne di più?
Contattaci per definire la migliore strategia di web marketing per te!

 



scritto da on App

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Si chiamano “apps”, applicazioni, si contano ormai in centinaia di migliaia, ne esistono di tutti i tipi, e non mancano quelle dedicate a chi cerca lavoro. Dalle più professionali come LinkedIn a quelle più bizzarre.

Il punto di partenza non può essere che LinkedIn, il social network che permette di mettere on line il proprio profilo professionale e di creare una rete di contatti con colleghi, aziende e professionisti dei vari settori. Per farsi un’idea di quanto possa essere ampia questa rete, basti dire che a marzo LinkedIn ha superato i 100 milioni di iscritti in tutto il mondo. Oltre al sito web www.linkedin.com, ora il social network è accessibile anche dagli smartphone, grazie a un’app dedicata.

Ma le applicazioni funzionano anche su Facebook, ed è proprio qui che si trova una delle più interessanti. Si chiama Jobslot (www.jobslot.com) ed è pensata per favorire l’incontro fra chi offre e chi chiede un servizio: si va dalle traduzioni alla cura degli animali, dai corsi di lingua all’assistenza familiare, fino alla consulenza fiscale. Ogni utente può indicare sul proprio “slot” dove si trova e fin dove è disponibile a spostarsi, che tipo di servizio mette a disposizione e in quale fascia oraria. Chi cerca un servizio può contare così su una sorta di banca dati in cui consultare le offerte, accompagnate dalle votazioni e dai feedback di chi le ha già provate.

Sempre su Facebook, c’è anche chi è riuscito a trasformare il proprio profilo in un curriculum vitae. L’idea è venuta a Claudio Nader, che maneggiando con la grafica e le impostazioni sulla privacy del social network ha creato con un “badge” un cv su misura per Facebook.

Le apps però non servono solo a trovare lavoro, ma anche a gestirlo meglio. Su questo versante la nuova frontiera è rappresentata dagli smartphone, iPhone in testa. Le più diffuse sono le applicazioni che consentono di lavorare “in mobile” sui propri file, come Quick Office e Documents to go, e quelle per la pianificazione di contatti, appuntamenti, promemoria, come Bento. Ma se queste apps si limitano a trasferire sul telefono quello che normalmente si fa sul computer, sul modello dei “vecchi” palmari, ci sono anche applicazioni che sfruttano le nuove potenzialità offerte dagli smartphone.

Funziona così ad esempio Mobile Receipt, che serve a compilare le note spese dopo i viaggi di lavoro (basta fotografare gli scontrini). Funziona con le foto anche Wordcards: basta uno scatto ai biglietti da visita della persona che si è appena conosciuta per aggiungerla alla propria rubrica. Worktimes, invece, è destinata agli impiegati e serve a tenere traccia delle ore di straordinario. Per gli stakanovisti c’è anche Workaholic, che conteggia le ore lavorate e crea statistiche mensili.

Non mancano, infine, le apps più curiose. Come vTie, utilissima prima di presentarsi a un colloquio perché spiega come fare il nodo alla cravatta. Oppure Office Harmony, che presenta posizioni yoga e tecniche di meditazione da eseguire alla scrivania o durante il coffe break. E per le pause tra una riunione e un nuovo documento, sono davvero migliaia i giochi per gli smartphone, e alcuni sono dedicati proprio a chi lavora. Come I hate my boss (odio il mio capo), versione aggiornata del classico tiro a freccette. Contro i propri superiori.



scritto da on Social

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Il principale obiettivo di chi gestisce un E-Commerce è riuscire a vendere online con molta più facilità di quanto si potrebbe fare con un negozio fisico.
I vantaggi di aprire un negozio in rete sono tanti e tutti strettamente correlati alla capacità di conquistare gli utenti grazie al superamento dei limiti spazio-temporali.

Per riuscire ad avere successo è tuttavia indispensabile essere facilmente raggiungibili dai motori di ricerca e utilizzare i giusti canali promozionali: sfruttare una strategia di social media marketing per promuovere il proprio canale e vendere online, è sicuramente la strada migliore da seguire se si desidera potenziare il proprio business in rete.

Perché utilizzare le strategie di social media marketing?
La crescente penetrazione di Internet in Italia, con circa 36 milioni di utenti (ben il 58% della popolazione), l’uso sempre più predominante di device mobili (il 46% degli utenti) e la diffusione dei social network (utilizzati dal 54% degli utenti) hanno modificato le relazioni tra persone e soprattutto le modalità di effettuare acquisti: gli E-Commerce consentono di acquistare ciò di cui si ha bisogno, a prezzi molto più competitivi dell’offline e senza dover uscire di casa.

Strategie di social media marketing per vendere online
I social media consentono il raggiungimento di un vasto numero di utenti con i quali è possibile creare un canale di comunicazione diretto. Riuscire a catturare la loro attenzione è il primo passo per vendere. Ecco alcuni pratici consigli da seguire:

- Aggiornare i canali social: avere un profilo social e non utilizzarlo (o usarlo male) potrebbe rivelarsi controproducente. Un primo passo è sicuramente dedicare parte del vostro tempo alla pubblicazione di contenuti di valore sui vari profili aziendali per poter così affermare la vostra presenza online;

- Stimolare l’engagement: oltre alla pubblicazione di informazioni e foto dei vari prodotti in vendita sul vostro portale, è consigliabile rendersi interessanti  agli occhi degli utenti. Approfondimenti, notizie, video o post che parlano di voi e della vostra azienda potrebbero essere degli strumenti per farvi conoscere meglio, rafforzando la vostra immagine in rete;

- Conquistare la fiducia degli utenti: costruirsi una buona reputazione online è fondamentale per fidelizzare e rassicurare gli utenti. Instaurare un rapporto diretto con questi ultimi, offrendo un servizio di Customer Care online farà percepire la vostra attività come seria, affidabile e attenta alle richieste dei clienti che si sentiranno “ascoltati” e saranno invogliati ad acquistare sul vostro sito;

- Offrire sconti e offerte personalizzate: la chiave del successo di una campagna di social media marketing è fidelizzare i clienti. Un’ottima leva per invogliare le persone a comprare è farle sentire importanti e premiarle con offerte esclusive e sconti speciali. In questo modo, oltre a conquistare la loro fiducia vi garantirete un sicuro ritorno sul portale con un incremento del vostro business!



scritto da on Social

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Uno dei grandi problemi dell’umanità in questo scorcio di secolo è la visibilità dei post delle Brand Page su Facebook: ormai sappiamo come funziona il mai troppo maledetto (così dicono) algoritmo di Facebook che regola la presenza dei contenuti postati sui newsfeed e sappiamo che, di base, solo un 10-12% degli iscritti a una pagina vede effettivamente i post della pagina stessa. A meno di non decidere di pagare, un classico.

In pratica, FB ci propone più spesso i contenuti delle pagina con le quali interagiamo e meno quelli delle pagina che siamo soliti ignorare: il concetto non fa una piega, FB mi fa vedere ciò che presume mi interessi con l’obiettivo di aumentare, piano piano, il numero di persone interessate.

C’è però una voce fuori dal coro, quella di Mike Maghsoudi, co-fondatore di PostRocket, tool per l’ottimizzazione della gestione pagine che, per farla breve, sostiene che attualmente l’EdgeRank di FB aiuta i brand a spingere i propri contenuti presso un pubblico davvero interessato, a differenza di quanto avviene ad esempio su Twitter.

Il ragionamento è questo: è ovvio che non tutti i fan di una pagina siano realmente interessati da TUTTI i post che un brand produce: ci sono quelli interessati alle novità sui prodotti, quelli interessati agli sconti, quelli che cercano intrattenimento e via dicendo. La minoranza che è davvero devota al brand può iscriversi alle notifiche della pagina e rimanere costantemente aggiornato; ma pur sempre di minoranza si tratta.
La maggior parte della fan base viene “segmentata” in automatico da Facebook, il quale, autonomamente, propone (nel newsfeed) le foto della pagina a coloro che sono soliti interagire con quel tipo di contenuto e rende visibili i link a coloro che abitualmente li ricondividono: in pratica, Facebook dà visibilità ai contenuti delle pagina laddove ritiene che possano avere maggiore successo.

Il concetto più interessante, a mio avviso, si ritrova nel confronto fatto con Twitter: paragonando l’interazione generata un brand da 170.000 followers  su TW e quella di uno da 80.000 iscritti  su FB, vediamo come i numeri siano nettamente a favore della creatura di Zuckerberg.

 

 

Cosa vuol dire? Vuole dire che su Twitter è vero che ogni volta parliamo a TUTTI i nostri followers (cioè che tutti riceveranno il nostro tweet nella loro timeline), ma il fatto che non esistano filtri nella TL porti più spesso a venire totalmente ignorati dai propri followers. Inoltre Twitter non mette in evidenza immediata l’engagement generato dai tweet, facendo sì che non ci sia alcuna differenza apparente (a meno di non cliccare sul tasto”espandi”, e ben pochi lo fanno) tra il miglior e il peggior tweet.

Concludendo: non guardate quanti fan avete, non guardate quanto è alto il vostro “talking about”, non fissatevi sull’avere per forza un numero esagerato di interazioni sui vostri post ; bensì cercate di capire cosa vogliono i vostri fan, cosa amano e cosa dicono, e andate in quella direzione.



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Instagram si dimostra il social con i tassi di engagement e di crescita maggiori: stiamo parlando di un livello di interazione 15 volte più alto di quello registrato su Facebook e 40 volte più di Twitter, con tassi di crescita a due cifre per quanto riguarda l’utilizzo del mezzo da parte dei brand di tutto il mondo.

L’acquisizione da parte di Facebook e la perfetta integrazione con gli altri social network principali (Twitter, Foursquare, Tumblr) fanno di Instragram il sito principe per la condivisione di immagini: di seguito vi proponiamo 7 passi tramite i quali provare ad aumentare la vostra popolarità su questa meravigliosa applicazione.

Sono consigli di base, utili per si approccia a Instagram per la prima volta:

1. Il primo passo è ovviamente comunicare la vostra presenza su Instagram su tutti i canali a vostra disposizione: pagina Facebook, account Twitter, newletter, sito web, mailing list e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente dovrete motivare la vostra presenza su questo canale e seguire una qualche linea strategica.

2. Date in gestione il profilo Instagram della vostra azienda a qualcuno che abbia esperienza nel community management e che abbia la passione per la fotografia, dopo di che non trattate questo spazio come l’ultima ruota del carro: impegnatevi per tenerlo vivo e vivace, cercando di interessare il pubblico che potete potenzialmente raggiungere. Non trasformare Instagram in una vetrina di immagini già viste in giro, ma rendetelo un canale esclusivo dove i vostri utenti possono trovare immagini che altrimenti non vedrebbero altrove.

3. Create una sorta di piano editoriale: pur se non dettagliato come quello che usate per Facebook o Twitter, dovrete avere un’idea precisa del contenuto che vorrete dare “in pasto” al pubblico. Quanto foto pubblicare? Quando? E soprattutto, QUALI sono pubblicare? Rispondete prima a questa domanda: cosa vuole comunicare su Instagram la mia azienda? Una volta chiarito il punto principale, ricordatevi di non “sovraffollare” il vostro account con un’orgia di foto postate nell’arco di 10 minuti. 3-4 foto al giorno possono bastare.

4. Utilizzate bene gli hashtag: scegliete quali sono i tag che meglio definiscono il tuo marchio e inizia a usarli per contraddistinguere i tuoi contenuti. Evita di usare decine e decine di tag, se non sono rilevanti sono solo fastidiosi. Per distinguerti dalla massa potrete inventarvi un hashtag da utilizzare nella maggior parte delle vostre pubblicazione e al contempo potreste invitare i vostri contatti a fare altrettanto, in modo tale da aumentarne la popolarità presso il pubblico di Instagram e alimentare il passaparola.

5. Lancia un contest: una volta che il tuo profilo sarà ben avviato, avrai un discreto numero di followers e avrai le idee chiare di quali sono le dinamiche della piattaforma, prova a interagire con il tuo pubblico con un classico contest (che fa fine e non impegna). Crea un hashtag dedicato al contest e dagli visibilità su tutti i tuoi canali (vedi punto 1)!

6. Coinvolgi gli opinion leader: tema spinoso, quello degli influencer, che però spesso può tornare utile. Ci sono schiere di blogger e/o utenti che si trascinano dietro qualche migliaio di followers: perché non provare a ingaggiarli come testimonial del nostro band su Instagram, magari lasciandoli liberi di sfogare appieno la loro creatività?

7. Appoggiati ai siti dedicati a Instagram: l’interfaccia del sito è ottima per caricare contenuti ma meno quando si tratta di seguire tag, di commentare o cliccare su like. Esistono siti molto ben fatti che permettono ivece di gestire il proprio account Instagram direttamente via web, a partire dall’italianissimo Followgram, per passare da Statigram e Instagrid.



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Andare incontro alle esigenze dei clienti e adattarsi ai cambiamenti nelle loro abitudini è diventato di primaria necessità ed è per  questo che oggi non puoi assolutamente non esser presente sui social media, luogo di incontro e di dialogo, di apertura e di trasparenza.

Ma cosa rende vincente una strategia di Social Media Marketing, quali ingredienti sono indispensabili per il suo successo?

  1. Pubblica contenuti originali e autentici
I contenuti che decidi di pubblicare devono parlare di te, raccontare la tua storia con originalità e autenticità, senza artificio.
Esprimi la tua identità e la tua personalità con trasparenza e onestà, senza ricorrere a mezzucci inutili, con cui rischieresti solo di esser una meteora nel panorama del web. Piuttosto, punta al lungo periodo e raccontati con sincerità e coerenza.

  2. L’abitualità della pubblicazione
I social media, Facebook in particolare, sono una sorta di diario virtuale in cui tenere traccia della tua quotidianità, oltre che dei tuoi valori. Capirai bene, allora, che la continuità è tutto, perché vuol dire creare aspettative nei tuoi clienti/follower, vuol dire dargli un appuntamento fisso a cui non mancheranno se tu non li deluderai, vuol dire instaurare un rapporto quotidiano con loro.

  3. Stimolare la conversazione
Il valore aggiunto suo social network? La conversazione!
Rispondi ai messaggi e ai commenti dei tuoi clienti, interagisci con loro, invogliali al dialogo, si sentiranno apprezzati e capiranno di esser parte di una grande comunità. Non solo, così facendo riuscirai anche a  intercettare i loro desideri,  a comprendere quali sono i motivi delle loro insoddisfazioni e cosa più gli piace di te. Una gran quantità di informazioni utili, insomma, da cui potrai trarre nuove idee e importanti notizie per i tuoi programmi futuri.

  4. Il mix di pubblico e privato
Affinché una strategia di Social Media Marketing risulti vincente, è importante saper mixare contenuti privati e contenuti pubblici, ovvero raccontare il tuo lato umano, ma anche prender parte alle questioni di attualità. Ricordare un evento sociale significativo, un anniversario, difendere un ideale, coerentemente alla tua identità aziendale (attenzione!), sono tutte pratiche efficaci e apprezzate dai tuoi clienti/follower.

  5. Il real time
Beh, che la programmazione dei post e dei contenuti sia fondamentale ce lo siamo ripetuti una gran quantità di volte, ma non dimenticare che anche la spontaneità gioca la sua parte.
Pubblica il quotidiano della tua azienda e fallo in real time, senza posticipare: fai vedere le facce di chi ci lavora, cosa accade ogni giorno e racconta in tempo reale la partecipazione a un evento.

6. Saper comunicare
Cosa significa saper comunicare? Avere ben chiara l’identità e l’immagine aziendali, il target di riferimento, l’argomento trattato, il mezzo utilizzato e scegliere poi, in relazione a questo, il linguaggio più adeguato per comunicare e la tempistica più giusta.



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Lanciata nell’aprile 2013 negli Stati Uniti e successivamente in Europa, la piattaforma conta al suo attivo migliaia di aziende che hanno utilizzato le soluzioni sponsorizzate di Twitter per entrare in contatto con i loro clienti, acquisirne di nuovi e interagire con le diverse realtà locali. Queste aziende hanno potuto verificare in prima persona il valore aggiunto apportato da Twitter nella relazione con il cliente finale e, in ultima analisi, sul fatturato.

Secondo un’indagine condotta da Nielsen in Irlanda e Regno Unito, l’83% delle aziende che già usano la piattaforma di Twitter Advertising la raccomanderebbe volentieri ad altre PMI mentre il 72% delle intervistate afferma che Twitter costituisce un canale importante all’interno della propria strategia di marketing. Soprattutto per le PMI, Twitter permette di creare un legame forte con il proprio pubblico e e ogni nuovo follower costituisce un reale valore aggiunto per la tua azienda.

Twitter Advertising permette alle aziende di amplificare il proprio messaggio sulla piattaforma. Usa gli Account Sponsorizzati per dare vita a una comunità attiva fatta di follower influenti nel tuo settore di attività e che potrebbero diventare dei potenziali ambassador del tuo marchio. Se desideri ampliare ulteriormente la portata della tua comunicazione, prova i Tweet Sponsorizzati che permettono di diffondere il messaggio raggiungendo anche account che ancora non ti seguono, selezionati grazie a un’ampia varietà di opzioni per la definizione del target.

Bastano pochi minuti per iniziare. Se puoi twittare, puoi anche farti pubblicità su Twitter: tutto ciò che ti serve è un account e una carta di credito. Avrai il pieno controllo sulla tua campagna, sul target da raggiungere e, ovviamente, sul budget da investire. E il bello è che il costo ti sarà addebitato solo nel momento in cui gli utenti interagiranno con un prodotto sponsorizzato: ad esempio per ogni nuovo follow al tuo Account Sponsorizzato oppure — nel caso di un Tweet Sponsorizzato — se riceverai un Retweet, una risposta, un click, o se verrà aggiunto ai preferiti. E, ovviamente, la tua attività organica continuerà a essere gratuita, il che vuol dire che potrai twittare come hai sempre fatto, e decidere di sponsorizzare solo i contenuti che riterrai opportuni.

Se gestisci una Piccola o Media Impresa in Italia e vuoi provare i prodotti sponsorizzati, vai su ars.twitter.com per saperne di più e iniziare subito la tua attività pubblicitaria!
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