Facebook VS Twitter, quali sono i post più visibili?

set
2014
17

scritto da on Social

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Uno dei grandi problemi dell’umanità in questo scorcio di secolo è la visibilità dei post delle Brand Page su Facebook: ormai sappiamo come funziona il mai troppo maledetto (così dicono) algoritmo di Facebook che regola la presenza dei contenuti postati sui newsfeed e sappiamo che, di base, solo un 10-12% degli iscritti a una pagina vede effettivamente i post della pagina stessa. A meno di non decidere di pagare, un classico.

In pratica, FB ci propone più spesso i contenuti delle pagina con le quali interagiamo e meno quelli delle pagina che siamo soliti ignorare: il concetto non fa una piega, FB mi fa vedere ciò che presume mi interessi con l’obiettivo di aumentare, piano piano, il numero di persone interessate.

C’è però una voce fuori dal coro, quella di Mike Maghsoudi, co-fondatore di PostRocket, tool per l’ottimizzazione della gestione pagine che, per farla breve, sostiene che attualmente l’EdgeRank di FB aiuta i brand a spingere i propri contenuti presso un pubblico davvero interessato, a differenza di quanto avviene ad esempio su Twitter.

Il ragionamento è questo: è ovvio che non tutti i fan di una pagina siano realmente interessati da TUTTI i post che un brand produce: ci sono quelli interessati alle novità sui prodotti, quelli interessati agli sconti, quelli che cercano intrattenimento e via dicendo. La minoranza che è davvero devota al brand può iscriversi alle notifiche della pagina e rimanere costantemente aggiornato; ma pur sempre di minoranza si tratta.
La maggior parte della fan base viene “segmentata” in automatico da Facebook, il quale, autonomamente, propone (nel newsfeed) le foto della pagina a coloro che sono soliti interagire con quel tipo di contenuto e rende visibili i link a coloro che abitualmente li ricondividono: in pratica, Facebook dà visibilità ai contenuti delle pagina laddove ritiene che possano avere maggiore successo.

Il concetto più interessante, a mio avviso, si ritrova nel confronto fatto con Twitter: paragonando l’interazione generata un brand da 170.000 followers  su TW e quella di uno da 80.000 iscritti  su FB, vediamo come i numeri siano nettamente a favore della creatura di Zuckerberg.

 

 

Cosa vuol dire? Vuole dire che su Twitter è vero che ogni volta parliamo a TUTTI i nostri followers (cioè che tutti riceveranno il nostro tweet nella loro timeline), ma il fatto che non esistano filtri nella TL porti più spesso a venire totalmente ignorati dai propri followers. Inoltre Twitter non mette in evidenza immediata l’engagement generato dai tweet, facendo sì che non ci sia alcuna differenza apparente (a meno di non cliccare sul tasto”espandi”, e ben pochi lo fanno) tra il miglior e il peggior tweet.

Concludendo: non guardate quanti fan avete, non guardate quanto è alto il vostro “talking about”, non fissatevi sull’avere per forza un numero esagerato di interazioni sui vostri post ; bensì cercate di capire cosa vogliono i vostri fan, cosa amano e cosa dicono, e andate in quella direzione.



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